NASpI: chi ne ha diritto? Requisiti, eccezioni e domanda

La NASpI, cioè la Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, spetta in linea generale al lavoratore subordinato che perde il posto involontariamente e possiede il requisito contributivo minimo. Non basta però essere senza lavoro: contano il motivo della cessazione, le settimane di contributi, la disponibilità a cercare una nuova occupazione e il rispetto del termine per presentare la domanda.

Esempio illustrativo: immaginiamo Luca, assunto con un contratto a tempo determinato che termina alla data prevista. Luca non si è dimesso, ha almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione negli ultimi quattro anni e può dichiararsi disponibile a lavorare. Il suo caso è compatibile, in astratto, con la NASpI; l’eventuale accoglimento reale dipenderebbe comunque dai dati presenti negli archivi e dalle verifiche dell’INPS. L’esempio serve a seguire il ragionamento, non è una testimonianza né un risultato già ottenuto.

Chi può avere diritto alla NASpI

La prestazione è rivolta ai lavoratori con un rapporto di lavoro subordinato che hanno perduto involontariamente l’occupazione. Tra le categorie indicate dall’INPS rientrano gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperative quando hanno anche un rapporto subordinato con la cooperativa, il personale artistico assunto come dipendente e i lavoratori a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni. Dal 1° gennaio 2022 la prestazione riguarda anche gli operai agricoli a tempo indeterminato dipendenti da cooperative e consorzi che svolgono le attività previste dalla disciplina.

Il contratto a tempo determinato non esclude quindi la NASpI: la scadenza naturale può costituire una perdita involontaria dell’occupazione. Al contrario, una normale dimissione volontaria non dà diritto alla prestazione, perché la scelta di lasciare il lavoro è considerata volontaria. Esistono però eccezioni importanti, che vanno documentate e valutate con attenzione.

Lavoratore italiano esamina una comunicazione di cessazione e i documenti necessari per valutare il diritto alla NASpI
Un lavoratore esamina una comunicazione di cessazione e i propri documenti prima di verificare se può presentare la domanda NASpI.

I requisiti da controllare insieme

Per evitare di concentrarsi su un solo elemento, usa questa verifica in quattro passaggi:

  1. Perdita involontaria del lavoro: il rapporto è terminato per licenziamento, scadenza del contratto o un’altra causa riconosciuta dalla normativa, non per una libera dimissione ordinaria.
  2. Stato di disoccupazione: non hai un impiego e dichiari la disponibilità immediata a lavorare e a partecipare alle politiche attive. La domanda NASpI equivale al rilascio telematico della DID, cioè la Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro.
  3. Contribuzione: risultano almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio della disoccupazione.
  4. Domanda nei termini: presenti la richiesta all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione, salvo le decorrenze particolari previste per maternità, malattia, infortunio, mancato preavviso o altre situazioni tutelate.

Nel caso illustrativo di Luca, la scadenza del contratto soddisfa il primo controllo solo in astratto: occorre verificare la posizione contributiva e la data effettiva di cessazione. La domanda non dovrebbe essere rimandata mentre si attende di capire se tutte le settimane sono già visibili: se i dati sono incompleti, è preferibile chiedere assistenza a un patronato o all’INPS senza lasciare trascorrere il termine.

Le 13 settimane di contributi: che cosa significano

Il requisito non corrisponde semplicemente a “tre mesi di lavoro” calcolati a occhio. L’INPS verifica le settimane di contribuzione contro la disoccupazione nel quadriennio precedente. Sono considerate utili anche alcune contribuzioni figurative e, in determinate condizioni, periodi di lavoro in Paesi dell’Unione europea o convenzionati. Per le settimane retribuite valgono inoltre le regole sui minimali contributivi.

Per questo motivo, Luca dovrebbe consultare l’estratto conto contributivo e confrontarlo con i contratti realmente svolti. Un periodo lavorato ma non ancora aggiornato nei sistemi non va automaticamente ignorato, così come un periodo figurativo non è automaticamente valido in ogni situazione. Se prevale il lavoro agricolo, le regole di cumulo con il lavoro non agricolo richiedono una verifica specifica.

La regola speciale dopo dimissioni o risoluzione consensuale

Dal 2025 è necessario prestare particolare attenzione a una situazione diversa dalla semplice domanda dopo la scadenza di un contratto. Per gli eventi di disoccupazione dal 1° gennaio 2025, se la cessazione involontaria per cui si chiede la NASpI è preceduta, nei dodici mesi precedenti, da dimissioni volontarie o da una risoluzione consensuale di un precedente rapporto a tempo indeterminato, si applica un requisito contributivo aggiuntivo: devono risultare almeno 13 settimane tra la cessazione volontaria precedente e la successiva cessazione involontaria.

La regola non significa che le dimissioni da sole producano il diritto alla NASpI. Significa che, in questa sequenza, una nuova perdita involontaria del lavoro non viene valutata soltanto con il normale requisito del quadriennio. Le eccezioni già riconosciute dalla disciplina, come le dimissioni per giusta causa o quelle nel periodo tutelato di maternità e paternità, richiedono comunque una corretta qualificazione e, quando necessario, la relativa documentazione.

Applicazione all’esempio: se Luca avesse lasciato volontariamente un precedente contratto a tempo indeterminato e fosse stato licenziato dal nuovo datore entro i dodici mesi successivi, dovrebbe controllare anche le 13 settimane maturate nell’intervallo tra i due eventi. Un contratto nuovo molto breve potrebbe quindi non essere sufficiente, anche se il licenziamento è involontario. In un caso del genere è prudente ricostruire le date con un patronato prima di concludere che la domanda sia sicuramente accoglibile.

Chi è escluso o deve verificare un’eccezione

La scheda INPS esclude, tra gli altri, i dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni, gli operai agricoli a tempo determinato e i lavoratori extracomunitari titolari di un permesso di soggiorno per lavoro stagionale, per i quali opera una disciplina specifica. Non accedono inoltre alla NASpI i lavoratori che hanno già maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata. Chi percepisce l’assegno ordinario di invalidità deve considerare la regola dell’opzione tra le prestazioni.

Le dimissioni possono essere compatibili con la NASpI soltanto in casi delimitati, tra cui la giusta causa, le dimissioni nel periodo tutelato collegato alla maternità o alla paternità, alcune risoluzioni consensuali previste dalla legge e il licenziamento disciplinare. La formula usata nella lettera di cessazione è importante, ma non basta da sola: il fatto concreto e la documentazione devono corrispondere alla fattispecie invocata.

Che cosa preparare prima della domanda

La NASpI si presenta online tramite il servizio dedicato dell’INPS. Prima di iniziare, è utile avere a portata di mano:

  • codice fiscale e credenziali di accesso ai servizi digitali;
  • data e motivo della cessazione del rapporto;
  • dati dei rapporti di lavoro recenti e, se necessario, copia delle comunicazioni ricevute;
  • informazioni sulle coordinate di pagamento, se richieste dalla procedura;
  • eventuale documentazione che spiega una dimissione per giusta causa, una maternità o un’altra eccezione.

La domanda può essere presentata anche tramite il Contact center INPS o un ente di patronato. Il patronato non sostituisce la decisione dell’Istituto, ma può aiutare a ordinare le date, leggere l’estratto contributivo e individuare una possibile eccezione. Per Luca, il segnale di una preparazione adeguata sarebbe avere una sequenza cronologica semplice: ultimo giorno di lavoro, eventuali rapporti precedenti, settimane utili e data prevista per l’invio.

Quando decorre e quanto dura

Se la domanda è presentata entro l’ottavo giorno dalla cessazione, l’indennità decorre in linea generale dall’ottavo giorno successivo. Se viene presentata dopo l’ottavo giorno ma entro il termine legale, la decorrenza è normalmente dal giorno successivo alla presentazione. Sono previste decorrenze diverse quando intervengono maternità, malattia, infortunio, mancato preavviso o licenziamento per giusta causa.

La durata viene calcolata in base alle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni, secondo le regole INPS e senza contare nuovamente periodi che hanno già finanziato una precedente prestazione. L’importo, invece, dipende dalla retribuzione imponibile e dai limiti rivalutati periodicamente: non è corretto usare una cifra vecchia come garanzia per una domanda attuale.

Come capire se la domanda è stata gestita correttamente

La presentazione è dimostrabile attraverso la ricevuta, il numero di protocollo o la registrazione della domanda nel servizio INPS. Questo però non equivale ancora all’accoglimento. Controlla nell’area personale l’esito, le eventuali richieste di chiarimento e la modalità di pagamento.

Dopo l’invio, il beneficiario deve anche rispettare gli obblighi collegati allo stato di disoccupazione. L’INPS indica che entro i 15 giorni successivi alla domanda il richiedente deve rivolgersi al centro per l’impiego per il patto di servizio personalizzato, salvo convocazione. Durante la percezione, un nuovo lavoro subordinato, un’attività autonoma o un reddito compatibile possono richiedere una comunicazione all’INPS e modificare, sospendere o far cessare la prestazione.

Se l’esito è negativo, non basta ripresentare la stessa domanda senza analizzare il motivo. Verifica quale requisito è stato considerato mancante: cessazione non involontaria, settimane insufficienti, domanda tardiva, dati contributivi non aggiornati o particolare sequenza di dimissioni e successivo licenziamento. Solo dopo questa diagnosi si può valutare una comunicazione, una richiesta di riesame o l’assistenza di un patronato.

Limiti da ricordare

La NASpI non è un reddito automatico per chiunque sia disoccupato, non sostituisce altre prestazioni destinate a collaboratori o lavoratori autonomi e non elimina gli obblighi verso il centro per l’impiego. La domanda viene valutata individualmente dall’INPS sulla base delle comunicazioni aziendali, dei contributi e delle dichiarazioni del richiedente.

Questa guida è stata verificata sulle pagine INPS consultate a settembre 2026, compresa la scheda NASpI aggiornata al 2 febbraio 2026 e la Circolare INPS n. 98 del 5 giugno 2025. Prima dell’invio, controlla sempre il servizio ufficiale NASpI dell’INPS, perché termini operativi, importi e istruzioni possono essere aggiornati.

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