Home
» Wiki
»
Pensione di reversibilità: chi ne ha diritto, quanto spetta e quali condizioni contano nel 2026
Pensione di reversibilità: chi ne ha diritto, quanto spetta e quali condizioni contano nel 2026
La risposta breve: la pensione di reversibilità spetta in primo luogo al coniuge o alla parte dell’unione civile e, quando ricorrono i requisiti, ai figli. In assenza di coniuge e figli aventi diritto, possono subentrare genitori e, in casi più limitati, fratelli o sorelle. Non basta però il solo legame familiare: per alcune categorie contano età, stato civile, condizione di studente o di inabilità, carico economico e assenza di altre pensioni.
Prima di presentare la domanda conviene verificare rapporto familiare, requisiti personali e possibili effetti del reddito sull’importo della pensione ai superstiti.
Questa guida distingue ciò che è certo secondo le regole INPS vigenti nel 2026 da ciò che dipende dalla situazione concreta. Il riferimento principale è la scheda ufficiale INPS sulla pensione ai superstiti indiretta e di reversibilità, integrata dalla disciplina dell’articolo 1, comma 41, della legge 8 agosto 1995, n. 335.
Chi ha diritto alla pensione di reversibilità?
Se la persona deceduta era già pensionata, si parla propriamente di pensione di reversibilità. Se invece era assicurata ma non ancora pensionata, la prestazione è detta pensione indiretta e richiede anche specifici requisiti contributivi del lavoratore deceduto.
Familiare
Può avere diritto?
Condizioni principali
Coniuge o parte dell’unione civile
Sì
È il primo beneficiario previsto; il nuovo matrimonio fa cessare il diritto alla pensione ai superstiti.
Coniuge separato
Sì
È compreso tra i beneficiari indicati dall’INPS.
Coniuge divorziato
Sì, in determinate condizioni
Deve essere titolare dell’assegno divorzile, non risposato e devono ricorrere gli ulteriori requisiti previsti dall’INPS.
Figli minori
Sì
Devono essere minorenni alla data del decesso.
Figli maggiorenni studenti
Sì, entro limiti precisi
Devono essere a carico e rientrare nei limiti di età e studio previsti.
Figli inabili
Sì
Devono risultare inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso.
Genitori
Solo se mancano coniuge e figli aventi diritto
Almeno 65 anni, a carico del defunto e non titolari di pensione.
Fratelli e sorelle
Solo in via residuale
Devono essere celibi/nubili, inabili al lavoro, a carico e senza pensione, in assenza di beneficiari prioritari.
Azione utile: prima di calcolare l’importo, individua la categoria corretta. Molti errori nascono dal partire dalla percentuale della pensione senza avere prima verificato se il familiare rientra davvero tra gli aventi diritto.
Coniuge e parte dell’unione civile: il caso più frequente
Il coniuge superstite e la parte dell’unione civile rientrano direttamente tra i beneficiari indicati dall’INPS. Quando il coniuge è l’unico avente diritto, la quota base è pari al 60% della pensione del defunto. Se insieme al coniuge c’è un figlio avente diritto, la quota complessiva sale all’80%; con due o più figli arriva al 100%.
Un punto importante è il nuovo matrimonio: l’INPS indica che il coniuge superstite che si risposa perde il diritto alla pensione ai superstiti. In quel caso è prevista una somma una tantum, la cosiddetta “doppia annualità”, pari a due annualità della quota in pagamento, compresa la tredicesima.
Esempio: se una persona riceveva una pensione lorda di 1.800 euro mensili e lascia soltanto il coniuge, il punto di partenza teorico è il 60%, cioè 1.080 euro lordi mensili. Questo non significa però che 1.080 euro sia sempre l’importo finale: eventuali riduzioni per reddito possono incidere sul trattamento.
Azione utile: usa il 60%, 80% o 100% come quota iniziale, non come cifra automaticamente garantita.
Il coniuge divorziato può riceverla?
Sì, ma non automaticamente. Secondo l’INPS, il coniuge divorziato può avere diritto se è titolare dell’assegno di divorzio, non ha contratto un nuovo matrimonio e la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto è precedente alla sentenza di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio.
Se esistono sia un coniuge superstite sia un ex coniuge divorziato avente diritto, la ripartizione non si risolve con una percentuale standard applicata in modo meccanico: l’INPS precisa che le rispettive quote sono stabilite dal Tribunale.
Esempio: un ex coniuge che riceveva l’assegno divorzile e non si è risposato può trovarsi in una situazione diversa da un ex coniuge che ha rinunciato all’assegno o che ha contratto nuove nozze. La parola “ex coniuge”, da sola, non basta per concludere che la reversibilità spetti.
Azione utile: in presenza di divorzio, verifica prima la sentenza, l’eventuale assegno divorzile e l’esistenza di un nuovo coniuge.
Quando hanno diritto i figli?
I figli minorenni alla data del decesso rientrano tra i beneficiari. Per i figli maggiorenni la regola cambia.
I figli inabili al lavoro possono avere diritto indipendentemente dall’età, purché siano a carico del genitore al momento del decesso.
I figli studenti che frequentano scuole o corsi di formazione professionale equiparabili possono avere diritto, se a carico, entro il limite del 21° anno di età.
I figli universitari possono avere diritto nei limiti della durata legale del corso e comunque non oltre il 26° anno di età.
L’INPS precisa inoltre che il figlio studente può svolgere un’attività lavorativa senza perdere automaticamente il diritto, purché il reddito annuo da lavoro non superi il limite collegato al trattamento minimo pensionistico, maggiorato del 30% e riparametrato al periodo di attività.
Esempio: uno studente universitario di 23 anni, ancora nel corso legale degli studi e a carico del genitore, può rientrare tra i beneficiari. Un laureato di 27 anni che non è inabile, invece, non rientra nella categoria dei figli studenti aventi diritto.
Azione utile: per i figli maggiorenni raccogli certificazione di studio, eventuale documentazione reddituale e, se rilevante, quella relativa all’inabilità.
Genitori, fratelli e sorelle: quando possono subentrare
Queste categorie non sono sullo stesso piano del coniuge e dei figli. Possono entrare in gioco solo se coniuge e figli sono assenti o non hanno diritto.
I genitori devono avere almeno 65 anni al momento del decesso, essere a carico del lavoratore o pensionato e non essere titolari di pensione. Fratelli celibi e sorelle nubili devono essere inabili al lavoro, a carico del defunto e non titolari di pensione.
Le quote sono più basse: un genitore ha diritto al 15%, due genitori complessivamente al 30%. Per fratelli e sorelle, la percentuale cresce del 15% per ciascun avente diritto fino al massimo del 100% con sette o più beneficiari.
Azione utile: se stai valutando il diritto di un genitore o di un fratello/sorella, la prima domanda da fare è se esiste un coniuge o un figlio con diritto alla prestazione. Se sì, queste categorie residuali normalmente non entrano in gioco.
Quali percentuali si applicano?
Beneficiari
Quota della pensione del defunto
Coniuge solo
60%
Coniuge + 1 figlio
80%
Coniuge + 2 o più figli
100%
1 figlio senza coniuge
70%
2 figli senza coniuge
80%
3 o più figli senza coniuge
100%
1 genitore
15%
2 genitori
30%
Queste percentuali servono a stabilire l’importo teorico iniziale. Per alcuni beneficiari, soprattutto coniuge, genitori, fratelli e sorelle, il reddito personale può poi ridurre la pensione.
Il reddito personale può ridurre la reversibilità?
Sì. La regola generale prevista dalla legge n. 335/1995 stabilisce fasce di cumulabilità collegate al trattamento minimo INPS. Per il 2026 il trattamento minimo annuo indicato dall’INPS è pari a 7.954,05 euro, sulla base del valore mensile provvisorio di 611,85 euro. L’INPS lo conferma nella comunicazione sugli importi pensionistici 2026.
Reddito rilevante del beneficiario nel 2026
Riduzione prevista
Fino a 3 volte il minimo annuo: circa 23.862,15 euro
Nessuna
Oltre 3 e fino a 4 volte: circa 23.862,15-31.816,20 euro
25%
Oltre 4 e fino a 5 volte: circa 31.816,20-39.770,25 euro
40%
Oltre 5 volte: oltre circa 39.770,25 euro
50%
Queste soglie sono ottenute applicando i multipli previsti dalla legge al trattamento minimo annuo 2026. Vanno quindi lette come parametri dell’anno 2026 e non riutilizzate automaticamente negli anni successivi.
C’è inoltre un’eccezione importante: i limiti di cumulabilità non si applicano quando il beneficiario appartiene a un nucleo con figli minori, studenti o inabili individuati secondo la disciplina prevista. Inoltre, dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 162/2022, la decurtazione effettiva non può superare l’ammontare dei redditi aggiuntivi considerati.
Esempio: un coniuge con una quota teorica di reversibilità pari a 12.000 euro annui e altri redditi sopra una delle soglie non perde necessariamente il diritto, ma può subire una riduzione percentuale della pensione. L’esito concreto dipende dai redditi rilevanti e dalle eventuali eccezioni applicabili.
Azione utile: non confondere “avere un reddito” con “non avere diritto”. Spesso il reddito incide sull’importo, non sull’esistenza originaria del diritto.
Reversibilità e pensione indiretta non sono la stessa cosa
La differenza è pratica. La reversibilità nasce dalla pensione già percepita dal defunto. La pensione indiretta riguarda invece il decesso di un assicurato non ancora pensionato.
Per la pensione indiretta, l’INPS indica due possibili requisiti contributivi: almeno 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva, oppure almeno 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva, dei quali almeno 3 maturati nei 5 anni precedenti il decesso.
Azione utile: se il defunto lavorava ancora e non era pensionato, non fermarti alla verifica dei familiari: controlla anche la posizione contributiva.
Da quando decorre e come si presenta la domanda?
La pensione ai superstiti decorre dal primo giorno del mese successivo al decesso. La domanda può essere presentata online all’INPS attraverso il servizio dedicato oppure tramite patronato; l’INPS mette a disposizione anche il Contact Center.
La qualità della domanda migliora se si dispone subito dei documenti utili a dimostrare le condizioni che non sono automaticamente ricavabili dagli archivi: per esempio stato di studente, inabilità, carico economico o situazione derivante da un divorzio.
Azione utile: prima dell’invio prepara un piccolo fascicolo con dati anagrafici, documentazione del rapporto familiare, eventuale sentenza di divorzio e assegno, certificazioni scolastiche o universitarie, documenti sull’inabilità e informazioni reddituali quando richieste.
Tre controlli per capire se il caso è davvero chiaro
Il rapporto familiare rientra tra quelli previsti? Se la risposta è no, la sola dipendenza economica dal defunto non crea automaticamente il diritto.
Le condizioni specifiche sono soddisfatte? Per esempio età e studio per i figli, assegno divorzile per l’ex coniuge, età e assenza di pensione per i genitori.
L’importo teorico coincide con quello finale? Non sempre: le percentuali di reversibilità e le riduzioni reddituali sono due passaggi distinti.
Quando uno di questi tre punti è incerto, è meglio evitare calcoli conclusivi e verificare direttamente la posizione tramite INPS o patronato. Questo vale soprattutto nei casi con più beneficiari, divorzio seguito da nuovo matrimonio, redditi variabili, figli studenti che lavorano o condizioni di inabilità da accertare.
In sintesi
La pensione di reversibilità non è un beneficio riservato soltanto al coniuge, ma segue un ordine preciso di familiari e requisiti. Il coniuge e i figli sono i beneficiari principali; genitori, fratelli e sorelle intervengono solo in assenza dei primi aventi diritto. Le percentuali vanno dal 15% al 100% a seconda della composizione dei beneficiari, mentre il reddito può ridurre il trattamento in alcune situazioni.
Per una verifica affidabile, il percorso migliore è questo: individuare prima chi ha diritto, applicare poi la percentuale prevista e soltanto dopo controllare eventuali limiti reddituali. È il modo più semplice per evitare di scambiare una quota teorica per l’importo realmente pagabile.