ISEE ordinario e ISEE corrente: differenze, requisiti e quando usarli

La differenza essenziale è questa: l’ISEE ordinario fotografa la situazione economica del nucleo usando, in gran parte, dati di due anni prima; l’ISEE corrente serve invece ad aggiornare quell’indicatore quando redditi o patrimoni sono cambiati in modo rilevante e l’ISEE ordinario non rappresenta più bene la situazione attuale.

Nel 2026 questa distinzione resta valida. Il 6 marzo 2026 l’INPS ha reso disponibile il nuovo modello di Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), adeguato anche alle novità introdotte per alcune prestazioni familiari e di inclusione. Queste modifiche non eliminano però la funzione dell’ISEE corrente: se la situazione economica è peggiorata dopo l’anno preso a riferimento dall’ISEE ordinario, può essere utile verificare se esistono i requisiti per aggiornarla. Le indicazioni aggiornate sono riportate nelle istruzioni DSU 2026 del Ministero del Lavoro e nel Portale unico ISEE dell’INPS.

In breve: che cosa cambia tra ISEE ordinario e ISEE corrente?

AspettoISEE ordinarioISEE corrente
ScopoMisurare la situazione economica del nucleo secondo i dati ordinari previsti dalla DSU.Aggiornare l’ISEE quando la situazione recente è cambiata in modo rilevante.
Dati redditualiSecondo anno solare precedente la DSU.In genere redditi degli ultimi 12 mesi; in casi specifici possono rilevare gli ultimi 2 mesi, rapportati su base annua.
PatrimonioPatrimonio posseduto al 31 dicembre del secondo anno precedente.Dal 1° aprile può essere aggiornato al 31 dicembre dell’anno precedente, se la variazione patrimoniale supera la soglia prevista.
Requisito preliminareSi ottiene presentando la DSU.Serve già un ISEE in corso di validità.
ValiditàFino al 31 dicembre dell’anno di presentazione.Dipende da ciò che viene aggiornato: 6 mesi per i soli redditi; fino al 31 dicembre in caso di patrimonio aggiornato.

Quindi l’ISEE corrente non è un’alternativa “più recente” che chiunque può scegliere liberamente al posto dell’ordinario. È uno strumento correttivo che si usa solo se si verificano condizioni precise.

Donna che confronta documenti economici accanto a due raccoglitori contrassegnati ISEE ordinario e ISEE corrente
Confrontare i dati storici dell’ISEE ordinario con redditi e patrimoni più recenti aiuta a capire se esistono le condizioni per richiedere un ISEE corrente.

Quali dati usa l’ISEE ordinario nel 2026?

Per una DSU presentata nel 2026, i redditi rilevanti sono normalmente quelli del 2024. Anche il patrimonio mobiliare e immobiliare ordinario è riferito al 31 dicembre 2024. Le istruzioni ufficiali 2026 del Ministero del Lavoro confermano che il riferimento è il secondo anno solare precedente la presentazione della DSU.

Questo meccanismo rende l’ISEE ordinario stabile e verificabile, ma può produrre una distanza significativa dalla situazione attuale. Immaginiamo una famiglia in cui nel 2024 entravano due stipendi, mentre nel 2026 uno dei due componenti ha perso il lavoro. L’ISEE ordinario 2026 può continuare a riflettere il reddito percepito nel 2024. È proprio in situazioni di questo tipo che va valutato l’ISEE corrente.

Quando si può chiedere l’ISEE corrente?

Il primo requisito è avere già un ISEE in corso di validità. Poi deve verificarsi almeno una delle condizioni previste dalla normativa. Le istruzioni 2026 e l’articolo 9 del regolamento ISEE, come modificato dal DPCM 14 gennaio 2025, n. 13, distinguono principalmente tre casi.

1. È cambiata la situazione lavorativa

L’ISEE corrente può essere richiesto, per esempio, quando un lavoratore dipendente a tempo indeterminato ha perso il lavoro oppure ha subito una sospensione o una riduzione dell’attività lavorativa. Sono previste condizioni specifiche anche per lavoratori a tempo determinato, con contratti flessibili e per autonomi che hanno cessato l’attività.

Per i lavoratori a tempo determinato o con forme contrattuali flessibili, le regole richiedono, tra l’altro, che la persona risulti non occupata al momento della DSU corrente e che possa dimostrare almeno 120 giorni di lavoro nei 12 mesi precedenti la conclusione dell’ultimo rapporto. Per il lavoratore autonomo, la cessazione deve seguire un’attività svolta continuativamente per almeno 12 mesi.

2. La situazione reddituale complessiva è variata di oltre il 25%

Anche senza rientrare in una specifica variazione lavorativa, è possibile accedere all’ISEE corrente quando l’indicatore della situazione reddituale corrente varia di oltre il 25% rispetto a quello utilizzato nell’ISEE ordinario, secondo le regole previste dal regolamento.

Non basta quindi osservare che lo stipendio di un componente è diminuito del 25%: la soglia riguarda l’indicatore reddituale considerato per il calcolo dell’ISEE corrente rispetto a quello ordinario. Per un controllo corretto è utile utilizzare la documentazione richiesta dalla DSU corrente o rivolgersi a un CAF.

3. Il patrimonio complessivo è variato di oltre il 20%

Dal 1° aprile di ogni anno è possibile aggiornare anche la componente patrimoniale quando l’indicatore della situazione patrimoniale, calcolato sulla base dell’anno precedente, differisce di oltre il 20% rispetto a quello dell’ISEE ordinario.

Nel 2026, per esempio, l’ISEE ordinario guarda normalmente al patrimonio del 31 dicembre 2024. Se le condizioni previste sono soddisfatte, dal 1° aprile 2026 l’ISEE corrente patrimoniale può prendere a riferimento il patrimonio al 31 dicembre 2025. L’aggiornamento patrimoniale può essere combinato con quello reddituale quando ricorrono anche i relativi requisiti.

Un esempio concreto: perdita del lavoro nel 2026

Supponiamo che una coppia presenti la DSU nel gennaio 2026. L’ISEE ordinario considera i redditi 2024, anno in cui entrambi lavoravano. A febbraio 2026 uno dei due perde un lavoro a tempo indeterminato.

In questo caso il problema dell’ISEE ordinario è evidente: la sua componente reddituale continua a riflettere una situazione in cui erano presenti due redditi da lavoro. La perdita dell’occupazione è invece uno degli eventi espressamente previsti per l’ISEE corrente. Il nucleo può quindi verificare i requisiti e presentare il modulo sostitutivo con i redditi aggiornati.

Per un lavoratore dipendente a tempo indeterminato che ha perso, sospeso o ridotto l’attività, la normativa consente, in determinate condizioni, di utilizzare anche i redditi dei due mesi precedenti la presentazione, moltiplicati per sei. Questa possibilità serve a rappresentare più rapidamente una forte discontinuità rispetto all’anno ordinario.

E se è cambiato solo il saldo dei conti o il patrimonio?

Consideriamo una famiglia che nel 2024 aveva una somma rilevante sul conto corrente e che nel corso del 2025 ha sostenuto spese importanti, riducendo sensibilmente il patrimonio. Non basta che il saldo sia “più basso”: per usare l’ISEE corrente patrimoniale deve essere rispettata la variazione superiore al 20% dell’indicatore patrimoniale prevista dalla disciplina.

Inoltre questa strada è disponibile solo dal 1° aprile. Presentando una DSU ordinaria a gennaio 2026, quindi, non si può usare immediatamente il patrimonio del 31 dicembre 2025 tramite ISEE corrente patrimoniale; occorre attendere l’apertura prevista dalla normativa e verificare la soglia.

Quanto dura l’ISEE corrente?

La durata non è uguale in tutti i casi:

  • se vengono aggiornati solo i redditi, l’ISEE corrente vale per sei mesi dalla presentazione;
  • se vengono aggiornati solo i patrimoni, vale fino al 31 dicembre dell’anno di presentazione;
  • se vengono aggiornati redditi e patrimoni insieme, vale fino al 31 dicembre dell’anno di presentazione.

C’è però un’ulteriore regola importante: se durante la validità di un ISEE corrente che contiene la componente reddituale cambia nuovamente la situazione occupazionale o la fruizione dei trattamenti rilevanti, l’ISEE corrente deve essere aggiornato entro due mesi dalla variazione. L’INPS riepiloga queste scadenze nel Portale unico ISEE.

L’ISEE corrente sostituisce definitivamente quello ordinario?

No. Per richiedere l’ISEE corrente bisogna partire da un ISEE ordinario valido. Il corrente aggiorna alcune componenti di quella fotografia economica per renderle più vicine alla situazione reale del nucleo. Alla scadenza, se serve ancora un indicatore aggiornato, occorre verificare nuovamente se le condizioni per un ISEE corrente continuano a essere soddisfatte.

Questa distinzione è utile anche quando si presenta una domanda per bonus o prestazioni: non bisogna scegliere automaticamente l’indicatore con il valore più basso. Bisogna usare l’attestazione valida e coerente con la prestazione richiesta e con le condizioni effettive del nucleo.

Che cosa è cambiato nel 2026?

Nel 2026 l’INPS ha aggiornato il modello DSU e le attestazioni per recepire le novità della legge di bilancio. Tra queste figura un ISEE per specifiche prestazioni familiari e per l’inclusione, applicabile a prestazioni indicate dall’INPS come Assegno di Inclusione, Supporto per la Formazione e il Lavoro, Assegno unico e universale, bonus asilo nido e bonus nuovi nati. L’INPS ha comunicato l’aggiornamento il 6 marzo 2026 nella pagina dedicata al nuovo modello DSU 2026.

Questa novità non rende superfluo il confronto tra ISEE ordinario e corrente. Sono due piani diversi: il valore dedicato a specifiche prestazioni modifica il modo in cui alcune misure considerano l’indicatore; l’ISEE corrente, invece, resta lo strumento per aggiornare redditi e/o patrimoni quando la situazione economica recente è significativamente diversa da quella storica.

Quale dei due è più adatto alla tua situazione?

In pratica, l’ISEE ordinario è il punto di partenza per quasi tutti. L’ISEE corrente merita di essere valutato soprattutto quando, dopo l’anno di riferimento dell’ordinario, è accaduto qualcosa di sostanziale: perdita o riduzione del lavoro, cessazione di attività, interruzione di trattamenti, forte variazione reddituale oppure forte variazione patrimoniale.

Se invece la situazione economica è rimasta sostanzialmente stabile, l’ISEE ordinario continua a svolgere la sua funzione. E se il cambiamento è modesto, non è detto che vengano raggiunte le soglie richieste per l’aggiornamento reddituale o patrimoniale.

Prima di presentare l’ISEE corrente conviene quindi verificare quattro elementi: l’ISEE ordinario deve essere ancora valido; l’evento deve rientrare tra quelli ammessi oppure devono essere superate le soglie previste; devono essere disponibili i documenti che dimostrano la variazione; infine va controllata la durata dell’attestazione corrente rispetto alla prestazione che si intende richiedere.

Dove si presenta la DSU?

La DSU può essere presentata direttamente tramite il Portale unico ISEE dell’INPS. È inoltre possibile rivolgersi a un CAF. Per l’ISEE corrente occorre compilare il modulo sostitutivo previsto e fornire la documentazione necessaria a dimostrare le variazioni dichiarate.

Per i casi meno lineari — per esempio più componenti con variazioni diverse, lavoro autonomo, trattamenti interrotti o aggiornamento contemporaneo di redditi e patrimonio — è prudente verificare la propria situazione sulle istruzioni ufficiali aggiornate o con assistenza qualificata, perché la semplice differenza tra due importi non basta sempre a stabilire l’ammissibilità.

Fonti ufficiali consultate

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