Importo aggiuntivo pensioni 2026: chi riceve i 154,94 euro

I 154,94 euro non spettano automaticamente a tutti i pensionati. Nel 2026 l’importo aggiuntivo è riconosciuto, di norma a dicembre, ai titolari di alcune pensioni INPS che rispettano contemporaneamente limiti sull’importo annuo della pensione e sul reddito assoggettabile all’IRPEF. L’importo pieno spetta soprattutto a chi ha una pensione complessiva non superiore al trattamento minimo e rientra nelle soglie reddituali previste. Se la pensione supera il minimo ma resta sotto il limite “minimo più 154,94 euro”, può spettare soltanto una somma ridotta, pari alla differenza.

La misura viene spesso chiamata impropriamente “bonus pensioni” o confusa con la quattordicesima. Si tratta invece di un’erogazione supplementare distinta, introdotta dall’articolo 70 della legge 23 dicembre 2000, n. 388. La pagina ufficiale dell’INPS, aggiornata il 16 aprile 2026, riporta per l’anno 2026 sia l’importo massimo sia le soglie da verificare. Vediamo come leggerle senza fermarsi al solo importo mensile indicato nel cedolino.

Un pensionato esamina a tavola un documento generico con la cifra 154,94 euro, una calcolatrice e gli occhiali da lettura
Un pensionato controlla un documento generico con l’importo di 154,94 euro: la verifica reale deve essere fatta sul cedolino e sulla posizione INPS.

I 154,94 euro spettano a tutti i pensionati?

No. L’importo aggiuntivo è destinato ai titolari di una o più pensioni erogate dall’INPS, quando il totale della pensione e il reddito personale o familiare rientrano nei limiti stabiliti. Non è quindi sufficiente avere una pensione bassa: bisogna verificare il tipo di trattamento, l’importo annuo complessivo e i redditi rilevanti.

Nel 2026 l’importo massimo è pari a 154,94 euro. La cifra è “massima” perché può diminuire quando la pensione annua supera il trattamento minimo, pur restando entro la fascia prevista. L’INPS attribuisce il beneficio d’ufficio a dicembre se, sulla base delle informazioni disponibili, riconosce il diritto.

Quali pensioni sono escluse?

La misura non riguarda indistintamente ogni prestazione ricevuta dall’INPS. La scheda istituzionale esclude:

  • i trattamenti assistenziali, comprese pensioni e assegni sociali e le prestazioni riconosciute agli invalidi civili;
  • le pensioni dei dipendenti degli enti creditizi;
  • le pensioni dei dirigenti d’azienda;
  • i trattamenti che non hanno natura di pensione.

Questa distinzione è importante perché alcune persone ricevono una prestazione mensile dall’INPS ma non sono titolari di una pensione utile per l’importo aggiuntivo. Prima di fare calcoli, bisogna quindi leggere la denominazione del trattamento nel cedolino o nella propria area previdenziale.

Quali sono le soglie di importo della pensione nel 2026?

Per il 2026 l’INPS indica un trattamento minimo annuo di 7.954,05 euro. Sommando l’importo aggiuntivo massimo di 154,94 euro si arriva a 8.108,99 euro. La regola pratica è la seguente:

Situazione dell’importo annuo della pensione Possibile importo aggiuntivo
Fino a 7.954,05 euro, se sono rispettate anche le soglie di reddito Fino a 154,94 euro
Tra 7.954,05 e 8.108,99 euro La differenza tra 8.108,99 euro e l’importo della pensione
Oltre 8.108,99 euro Non spetta in base alla soglia di importo

Gli importi della tabella sono annuali e comprendono le eventuali maggiorazioni sociali, come specificato dall’INPS. Inoltre, quando una persona percepisce più pensioni, occorre considerare il loro importo complessivo e non soltanto la rata della singola prestazione. Un calcolo basato su una sola pensione può quindi dare un risultato errato.

Quali limiti di reddito bisogna rispettare?

Per il 2026 la pagina INPS riporta questi limiti di reddito complessivo assoggettabile all’IRPEF:

  • 11.931,08 euro come limite individuale, calcolato come una volta e mezza il trattamento minimo;
  • 23.862,15 euro come limite familiare, calcolato come tre volte il trattamento minimo, per il pensionato coniugato o unito civilmente.

Il pensionato coniugato deve comunque rispettare anche il limite di reddito personale, oltre a quello familiare. Il reddito da considerare non coincide necessariamente con l’ISEE e non si può ricavare in modo sicuro moltiplicando la pensione mensile per tredici. La norma e le procedure INPS fanno riferimento al reddito assoggettabile all’IRPEF, comprensivo delle pensioni, e la composizione dei redditi può variare da persona a persona.

Per questo motivo, il superamento di una soglia non va valutato “a occhio” osservando il netto ricevuto ogni mese. Il netto può essere influenzato da ritenute fiscali, addizionali, trattenute e altre voci che non descrivono direttamente il reddito usato per la verifica del diritto.

Quando arriva l’importo aggiuntivo?

Se il diritto risulta riconosciuto, l’importo aggiuntivo viene attribuito d’ufficio nel mese di dicembre. Non è quindi normalmente necessario presentare una domanda ogni anno. Il pagamento dovrebbe risultare nella rata di dicembre e nella documentazione collegata alla pensione, ma la modalità di esposizione può dipendere dal cedolino e dalla posizione individuale.

È utile distinguere questa misura dalla quattordicesima. La quattordicesima è una prestazione diversa, con requisiti propri, collegata anche all’età e a specifiche fasce di reddito. L’importo aggiuntivo di 154,94 euro, invece, è legato alla pensione complessiva non superiore alla soglia prevista e ai limiti reddituali indicati nella scheda INPS. Ricevere una delle due somme non significa automaticamente avere diritto anche all’altra.

Serve presentare una domanda?

In linea generale no, perché l’INPS procede d’ufficio quando possiede le informazioni necessarie e i requisiti risultano verificati. La stessa pagina di servizio prevede tuttavia la possibilità di presentare una domanda di ricostituzione della pensione se si ritiene di avere i requisiti ma l’importo non è stato riconosciuto o è stato calcolato in modo incompleto.

La ricostituzione è una richiesta di riesame della pensione: può essere utile quando mancano dati reddituali, sono presenti più trattamenti, una situazione fiscale è cambiata o l’archivio INPS non riflette correttamente un elemento rilevante. Non conviene presentarla soltanto perché non si è ancora visto il pagamento in un mese diverso da dicembre: prima bisogna controllare l’anno, il cedolino e la natura della prestazione.

Che cosa controllare nel cedolino?

Quando sarà disponibile il cedolino di dicembre 2026, confronta almeno questi elementi:

  1. la denominazione della pensione e l’eventuale presenza di più trattamenti INPS;
  2. l’importo annuo o le voci utilizzate per la pensione complessiva;
  3. le trattenute fiscali, senza confonderle con il reddito lordo assoggettabile all’IRPEF;
  4. la voce relativa all’importo aggiuntivo o alle somme riconosciute nella rata;
  5. eventuali comunicazioni dell’INPS che spiegano l’esclusione, la riduzione o il recupero di una somma.

Se il cedolino non è chiaro, salva una copia e confrontala con il prospetto dell’anno precedente. Per informazioni sulla propria posizione è possibile usare i servizi INPS o chiedere assistenza a un patronato. La scheda dell’Istituto collega anche il servizio online “Ricostituzione pensione - Domanda”, che va utilizzato soltanto dopo aver individuato il motivo concreto della richiesta.

Esempio illustrativo: importo pieno o differenza?

Esempio illustrativo, non testimonianza e non risultato reale: immaginiamo due pensionati che rispettano entrambi il limite reddituale. Il primo ha un importo annuo complessivo pari a 7.600 euro. Poiché resta sotto il trattamento minimo annuo indicato dall’INPS, in linea teorica può rientrare nel caso dell’importo massimo di 154,94 euro, sempre che il trattamento sia tra quelli ammessi e che i dati siano corretti.

Il secondo ha un importo annuo complessivo di 8.000 euro. In questo caso non si applicherebbe automaticamente l’intera somma: la differenza tra 8.108,99 e 8.000 euro sarebbe 108,99 euro. L’esempio serve solo a mostrare il meccanismo matematico della riduzione; non sostituisce la verifica INPS e non considera eventuali elementi individuali.

Cosa fare se i 154,94 euro non compaiono?

La prima cosa da evitare è concludere che l’INPS abbia commesso necessariamente un errore. Controlla nell’ordine:

  • se la prestazione è una pensione INPS inclusa e non un trattamento assistenziale escluso;
  • se il totale di una o più pensioni resta entro 8.108,99 euro annui;
  • se il reddito personale è entro 11.931,08 euro;
  • se, quando applicabile, il reddito familiare resta entro 23.862,15 euro e il limite personale è comunque rispettato;
  • se il documento consultato è davvero il cedolino di dicembre 2026;
  • se esistono comunicazioni su dati mancanti, ricalcoli, indebiti o recuperi.

Se dopo questi controlli ritieni che il diritto esista, puoi chiedere una verifica all’INPS, a un patronato o utilizzare la ricostituzione della pensione. Nella richiesta è utile spiegare il motivo, indicare le pensioni coinvolte e allegare la documentazione disponibile. Una domanda generica, senza chiarire quale requisito sarebbe stato ignorato, rende più difficile il controllo.

In sintesi: chi può ricevere i 154,94 euro?

Nel 2026 può ricevere l’importo massimo il pensionato che:

  • è titolare di una pensione INPS ammessa dalla misura;
  • ha una pensione complessiva annua non superiore al trattamento minimo di 7.954,05 euro;
  • rispetta il limite di reddito individuale di 11.931,08 euro;
  • se coniugato o unito civilmente, rispetta anche il limite familiare di 23.862,15 euro;
  • non rientra nelle categorie escluse.

Chi supera il trattamento minimo ma non supera 8.108,99 euro può invece ricevere soltanto la differenza. L’attribuzione è normalmente automatica a dicembre, ma l’assenza della somma non si risolve presentando una domanda casuale: bisogna prima verificare prestazione, importi annui, redditi e cedolino.

Fonti ufficiali

Le soglie e le procedure possono essere aggiornate. Per una decisione sulla propria posizione, verifica il cedolino e le comunicazioni presenti nell’area personale INPS oppure chiedi un controllo a un patronato.

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