Congedi parentali 2026: cosa è cambiato e come fare domanda

Aggiornamento: 16 settembre 2026. La novità più importante dei congedi parentali 2026 riguarda i genitori lavoratori dipendenti: il periodo entro cui utilizzare il congedo parentale ordinario passa dal compimento dei 12 anni al compimento dei 14 anni del figlio. L’estensione vale anche per il prolungamento collegato ai figli con disabilità e per adozioni e affidamenti, secondo le condizioni previste dalla legge.

Questo cambiamento amplia il tempo utile, ma non crea automaticamente nuovi mesi e non trasforma tutto il congedo in un’assenza pagata all’80%. Per fare una richiesta corretta occorre distinguere quattro elementi: il tipo di rapporto di lavoro, l’età o la data di ingresso del minore, i mesi già consumati da entrambi i genitori e la percentuale di indennità applicabile.

Che cosa è cambiato dal 2026

La Legge di Bilancio 2026 ha esteso ai 14 anni l’operatività del congedo parentale ordinario per i lavoratori dipendenti. In pratica, la madre può utilizzare il congedo dopo la fine del congedo di maternità; il padre può utilizzarlo dalla nascita del figlio. Per i genitori adottivi o affidatari, il riferimento è l’ingresso del minore in famiglia, entro 14 anni da tale ingresso e comunque non oltre la maggiore età.

RegolaPrimaNel 2026
Età massima per il congedo ordinario dei dipendentiEntro 12 anniEntro 14 anni
Limite complessivo della coppia10 mesi, elevabili a 1110 mesi, elevabili a 11
Indennità ordinaria30% nei limiti previsti30% nei limiti previsti
Mesi con possibile indennità all’80%Fino a 3 complessivi, se ricorrono le condizioniFino a 3 complessivi, se ricorrono le condizioni

La tabella chiarisce il punto più facile da fraintendere: il legislatore ha allungato la finestra temporale, non il tetto massimo dei mesi. Un genitore che nel 2026 ha ancora mesi disponibili può quindi usarli anche quando il figlio ha superato i 12 anni, ma deve comunque rispettare i limiti individuali e familiari.

Chi deve verificare per primo il proprio caso

Il congedo parentale è un’astensione facoltativa dal lavoro per assistere il figlio. Le regole non sono identiche per tutte le categorie. La pagina INPS aggiornata sul congedo dei dipendenti si riferisce ai lavoratori con rapporto in corso e non comprende, per questa prestazione, lavoratori domestici e lavoratori a domicilio. Se il rapporto è cessato o sospeso, l’indennità non spetta.

  • Lavoratori dipendenti: il congedo ordinario si può utilizzare entro i 14 anni del figlio. Restano i limiti di durata, la possibilità di fruizione frazionata e le regole sul preavviso.
  • Lavoratori autonomi: il quadro è diverso. La scheda INPS aggiornata nel luglio 2026 indica un massimo di tre mesi per ciascun genitore, per ogni figlio, entro il primo anno di vita o dall’ingresso in famiglia, con indennità pari al 30% della retribuzione convenzionale.
  • Iscritti alla Gestione Separata: la scheda INPS aggiornata nel gennaio 2026 indica la fruizione entro i 12 anni, tre mesi non trasferibili per ciascun genitore più tre mesi complessivi alternativi, con pagamento diretto INPS e senza fruizione a ore. Non bisogna quindi applicare automaticamente l’estensione ai 14 anni dei dipendenti a questa categoria.
Una lavoratrice controlla il calendario e il certificato di nascita del figlio per pianificare il congedo parentale
Prima di iniziare la domanda, verifica l’età del figlio, le date rilevanti e i periodi già utilizzati.

Quanti mesi spettano ai dipendenti

Per i lavoratori dipendenti, il limite ordinario complessivo è di 10 mesi tra madre e padre. Sale a 11 se il padre utilizza almeno tre mesi, anche in modo frazionato. In linea generale, la madre può arrivare a sei mesi; il padre a sei, che diventano sette quando raggiunge il requisito dei tre mesi; il genitore solo può arrivare a 11 mesi. I periodi possono essere fruiti anche contemporaneamente dai due genitori, ma ogni giornata utilizzata consuma il rispettivo contatore.

Il congedo può essere continuativo oppure frazionato. La fruizione oraria richiede attenzione: se il contratto collettivo disciplina le frazioni di ora, si seguono i criteri lì stabiliti. In assenza di una disciplina specifica, l’INPS prevede la fruizione a mezza giornata, calcolata sulla metà dell’orario medio giornaliero di riferimento. Non è quindi corretto scegliere liberamente qualsiasi numero di ore senza verificare il contratto applicato.

Come funziona l’indennità nel 2026

Entro il limite massimo di nove mesi indennizzabili, la regola generale è il 30% della retribuzione media giornaliera. La ripartizione comprende tre mesi non trasferibili alla madre, tre mesi non trasferibili al padre e altri tre mesi utilizzabili alternativamente dai due genitori. Per un genitore solo, l’INPS indica nove mesi indennizzati al 30%; per i periodi oltre i nove mesi l’indennità del 30% è subordinata al reddito individuale sotto la soglia prevista, pari a 2,5 volte il trattamento minimo annuo di pensione.

La maggiorazione all’80% riguarda al massimo tre mesi complessivi della coppia, non tre mesi aggiuntivi. La misura si colloca nei mesi non trasferibili e richiede, tra le altre condizioni, che il congedo sia fruito prima del compimento dei sei anni del bambino o entro sei anni dall’ingresso in famiglia. Per il terzo mese maggiorato, l’INPS indica periodi fruiti dal 1° gennaio 2025 e maternità o paternità terminata dopo il 31 dicembre 2024; per nascite o ingressi in famiglia dal 1° gennaio 2025, la maggiorazione può operare senza attendere la fine del congedo obbligatorio.

“All’80%” non significa necessariamente l’80% dell’importo netto che compare normalmente in busta paga. Si tratta dell’indennità calcolata sulla retribuzione media secondo le regole INPS, con il trattamento fiscale e contributivo applicabile. Prima di programmare molti giorni, conviene chiedere all’ufficio paghe una simulazione prudenziale.

La procedura pratica in quattro passaggi

1. Controlla requisiti, età e date

Annota la data di nascita del figlio oppure la data di ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento. Verifica anche se il rapporto di lavoro è attivo, quanti mesi ha già utilizzato l’altro genitore e se il periodo che vuoi chiedere rientra nella fascia utile per l’80%. Per i dipendenti, il nuovo limite anagrafico è 14 anni; per autonomi e Gestione Separata valgono finestre differenti.

2. Consulta i contatori INPS

L’INPS ha inserito nel servizio “Domande di maternità e paternità” la funzione “Consulta contatori congedo parentale”. Usala per confrontare i dati dell’Istituto con il calendario familiare e con le richieste già inviate. Se trovi una discordanza, non compensarla inserendo un numero stimato: conserva i protocolli precedenti e chiedi assistenza a un patronato o all’INPS.

Una lavoratrice consulta su un computer un’area digitale con informazioni su famiglia, documenti, importi e calendario
Il controllo dei contatori INPS aiuta a capire quanti mesi risultano già fruiti e quali periodi restano disponibili.

3. Presenta la domanda prima dell’inizio

La domanda per l’indennità dei dipendenti va inviata online tramite il servizio INPS “Domande di maternità e paternità”. In alternativa puoi utilizzare il Contact Center, al numero 803 164 da rete fissa o 06 164 164 da rete mobile, oppure un patronato. Nella richiesta seleziona il figlio interessato, indica il periodo, scegli la fruizione giornaliera o oraria e, quando disponibile, specifica l’indennità maggiorata.

Il termine è decisivo: se presenti la domanda dopo l’inizio dell’assenza, l’INPS riconosce il pagamento soltanto per i giorni successivi alla data di presentazione. Per questo è prudente inviare la domanda appena il periodo è definito e salvare ricevuta, numero di protocollo e copia dei dati trasmessi.

Un genitore compila al computer una richiesta online di congedo parentale senza inserire dati personali visibili
Nella domanda telematica indica il figlio, il periodo e la modalità giornaliera o oraria, quando prevista.

4. Comunica l’assenza al datore di lavoro

La richiesta INPS non sostituisce la comunicazione organizzativa all’azienda. Il portale del Ministero del Lavoro indica, come regola generale, un preavviso minimo di cinque giorni per il congedo e di due giorni per la fruizione oraria, salvo diversa previsione del contratto collettivo. Invia la comunicazione con le date esatte e conserva la prova dell’invio. Per il personale pubblico o per contratti con regole specifiche, controlla anche la procedura interna dell’amministrazione o dell’ente.

Una lavoratrice consegna al responsabile un documento relativo all’assenza dal lavoro in un ufficio
Oltre alla domanda INPS, comunica l’assenza al datore di lavoro rispettando preavviso e regole del contratto collettivo.

Errori da evitare

  • Confondere durata e pagamento: arrivare a 14 anni non significa avere 14 mesi né ricevere sempre l’80%.
  • Guardare solo il proprio contatore: il limite di coppia richiede il coordinamento tra le domande di entrambi i genitori.
  • Presentare la domanda a posteriori: si rischia di perdere l’indennità per i giorni precedenti l’invio.
  • Usare le ore senza leggere il CCNL: la modalità oraria può dipendere dalla contrattazione collettiva e dal monte ore giornaliero.
  • Applicare la regola dei dipendenti agli autonomi: le finestre temporali e la misura dell’indennità sono diverse.
  • Non controllare la busta paga: per la maggior parte dei dipendenti l’indennità è anticipata dal datore di lavoro; verifica che giorni, percentuale e causale siano coerenti con la domanda.

Che cosa conviene fare adesso

Se sei un lavoratore dipendente e tuo figlio ha tra 12 e 14 anni, il primo controllo utile è verificare se esistono ancora mesi residui: l’estensione temporale può riaprire una possibilità che prima sarebbe scaduta, ma non recupera periodi già consumati. Se invece il figlio è sotto i sei anni, conviene analizzare separatamente il diritto all’80%, perché la percentuale dipende dalle date e dai mesi non trasferibili rimasti.

In caso di adozione, affidamento, disabilità, genitore solo, part-time, lavoro agricolo o rapporto con più gestioni previdenziali, la domanda merita un controllo individuale. La misura del 2026 è utile soprattutto perché rende più flessibile il calendario dei dipendenti; il risultato corretto, però, dipende dall’incrocio tra categoria, contatori, età del minore, contratto collettivo e data di presentazione.

Fonti istituzionali e aggiornamento

Per la verifica finale consulta la notizia INPS sull’estensione ai 14 anni, la scheda INPS per i lavoratori dipendenti, la sintesi INPS della Legge di Bilancio 2026, la scheda INPS per gli autonomi e la scheda INPS per la Gestione Separata. Le istruzioni operative possono essere aggiornate: prima di inviare la domanda, controlla sempre la versione corrente del servizio e le eventuali indicazioni del tuo datore di lavoro.

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