Povertà assoluta in Italia: come si misura e cosa dicono i dati Istat, aggiornati al 6 novembre 2026

Informazioni verificate il 6 novembre 2026 alle 14:23, ora italiana (CET, UTC+01:00).

In Italia, nel 2025, oltre 5,4 milioni di persone vivevano in povertà assoluta: il 9,3% dei residenti. Le famiglie coinvolte erano più di 2,1 milioni, pari all’8,0% del totale. Secondo l’Istat, entrambe le incidenze sono rimaste statisticamente stabili rispetto al 2024, pur essendo diminuite nelle stime puntuali.

Essere in povertà assoluta significa avere una spesa per consumi pari o inferiore al costo di un insieme di beni e servizi essenziali. La soglia non è uguale per tutti: cambia in base alla composizione della famiglia, al luogo in cui vive e all’anno considerato. I dati sono stati pubblicati dall’Istat nel rapporto sulla povertà del 2025.

Destaques

  • Nel 2025 l’8,0% delle famiglie residenti era in povertà assoluta; tra le persone la quota era del 9,3%.
  • La misura confronta la spesa familiare con una soglia legata al costo di beni e servizi essenziali.
  • La soglia varia con numero ed età dei componenti, territorio e anno: non esiste un unico importo nazionale valido per tutti.
  • Povertà assoluta, povertà relativa e rischio di povertà misurano aspetti diversi e non vanno scambiati tra loro.

Chi è più colpito dalla povertà assoluta in Italia?

Nel 2025 l’incidenza tra le famiglie è stata più alta nel Mezzogiorno, al 9,6%, rispetto al 7,7% nel Nord-ovest, al 7,4% nel Nord-est e al 6,3% nel Centro. Tra i minori, le persone in povertà assoluta erano oltre 1,1 milioni, pari al 12,5% dei residenti sotto i 18 anni.

La dimensione della famiglia conta: l’incidenza raggiungeva il 19,2% nei nuclei con cinque o più componenti. Anche avere un lavoro non esclude automaticamente la difficoltà economica: tra le famiglie la cui persona di riferimento era operaia o assimilata, l’incidenza era del 14,3%. Questi dati descrivono associazioni statistiche; da soli non identificano la causa della condizione di ogni singola famiglia.

Quando l’Istat parla di stabilità rispetto all’anno precedente, intende che la variazione osservata non risulta statisticamente significativa secondo i criteri illustrati nella nota metodologica. Non significa che la situazione sia identica per ogni territorio o gruppo sociale, né che il numero delle persone coinvolte sia trascurabile.

Che cosa significa essere in povertà assoluta?

Per l’Istat è assolutamente povera una famiglia la cui spesa mensile per consumi è pari o inferiore al valore di un paniere di beni e servizi considerati essenziali per evitare gravi forme di esclusione sociale. Il paniere comprende componenti legate all’alimentazione, all’abitazione e ad altre necessità di base.

La parola «assoluta» indica il riferimento a uno standard essenziale di vita, non una soglia identica in ogni contesto. Il costo delle necessità varia infatti con le caratteristiche del nucleo e con il territorio. Inoltre la classificazione è una misura statistica della spesa: non descrive da sola ogni aspetto della salute, delle relazioni o delle opportunità di una persona.

Come si calcola la soglia di povertà assoluta?

L’Istat stima il costo del paniere per differenti tipi di famiglia e aree territoriali, aggiornandolo nel tempo. Per individuare la soglia pertinente si considerano il numero dei componenti e le loro classi di età, oltre alla regione, alla tipologia del comune di residenza e all’anno. Si confronta poi la spesa familiare per consumi con quella soglia.

Per fare una verifica orientativa si può usare il calcolatore delle soglie di povertà dell’Istat, selezionando anno, regione, tipo di comune e componenti per età. Il risultato è una soglia statistica, non un certificato della situazione economica della famiglia.

Per esempio, se una soglia ipotetica fosse di 1.300 euro al mese e la spesa per consumi fosse di 1.200 euro, la famiglia sarebbe sotto quella soglia. I valori sono soltanto illustrativi: per conoscere l’importo applicabile a una specifica composizione occorre usare i dati Istat dell’anno e del territorio interessati.

La spesa per consumi non coincide necessariamente con lo stipendio o con il reddito disponibile: una famiglia può finanziare le spese anche con risparmi o aiuti, oppure spendere meno del reddito. Per questo confrontare una busta paga con la soglia non basta per replicare correttamente la misura.

Qual è la differenza tra povertà assoluta e povertà relativa?

La povertà assoluta confronta i consumi con il costo di un paniere essenziale. La povertà relativa, nella misura diffusa dall’Istat, confronta invece la spesa della famiglia con una soglia riferita ai consumi della popolazione e tiene conto della dimensione familiare. Aiuta quindi a leggere lo svantaggio economico rispetto alla società in cui si vive.

Nel 2025 l’Istat stimava in povertà relativa oltre 2,8 milioni di famiglie, il 10,8% del totale, e quasi 8,7 milioni di persone, il 14,8% dei residenti. Le due misure rispondono a domande diverse: le rispettive percentuali non vanno sommate per ottenere un totale, anche perché le condizioni possono sovrapporsi.

È distinto anche il rischio di povertà usato nelle statistiche europee: si basa sul reddito netto equivalente familiare inferiore al 60% del reddito mediano, mentre la stima italiana della povertà assoluta utilizza la spesa per consumi. Cambiano quindi sia la risorsa osservata sia la soglia di riferimento.

Che cosa indicano incidenza e intensità della povertà?

L’incidenza indica quanto è diffuso il fenomeno: è la quota di famiglie o persone sotto la rispettiva soglia sul totale delle famiglie o delle persone residenti. Occorre controllare quale dei due denominatori viene usato prima di confrontare le percentuali.

L’intensità misura invece quanto la spesa delle famiglie povere sia mediamente distante dalla soglia. Nel 2025 era pari al 18,5% a livello nazionale. Insieme, i due indicatori aiutano a distinguere la diffusione della povertà dalla profondità media della condizione economica delle famiglie coinvolte.

Perché la soglia cambia e cosa osservare nei prossimi dati?

Prezzi, composizione familiare e costi territoriali influenzano il valore monetario del paniere. Se aumentano i prezzi dei beni essenziali, una stessa cifra può acquistare meno; allo stesso tempo possono cambiare la spesa delle famiglie e le loro condizioni lavorative. Nessuno di questi elementi, preso isolatamente, permette di prevedere con certezza la prossima incidenza.

Per valutare l’evoluzione sarà utile osservare i futuri dati Istat insieme alle soglie aggiornate, all’intensità della povertà e alle differenze tra territori e gruppi. Per confrontare anni diversi bisogna inoltre verificare eventuali revisioni metodologiche e usare serie omogenee: un cambiamento nel numero pubblicato può dipendere anche dal metodo di stima.

Domande frequenti

Esiste una soglia unica di povertà assoluta per tutta Italia?

No. La soglia varia in base all’anno, alla composizione della famiglia e al territorio di residenza.

La povertà assoluta si misura con l’ISEE?

No. L’Istat la stima confrontando la spesa per consumi con una soglia statistica. L’ISEE è un indicatore distinto, usato per valutare l’accesso a diverse prestazioni.

Quante persone erano in povertà assoluta nel 2025?

Secondo le stime Istat, erano oltre 5,4 milioni, pari al 9,3% dei residenti in Italia.

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