Dove vedere Milan-Bologna in TV e streaming: orario, DAZN e opzioni Sky
Milan-Bologna del 28 ottobre 2026: orario a San Siro, diretta DAZN e differenze tra app, canale 214 Sky e NOW per scegliere come vedere la partita.
La tredicesima arriva di norma nella parte finale dell’anno, ma il suo importo netto può sorprendere: a parità di lordo, spesso risulta inferiore a una normale mensilità. Per questo la detassazione della tredicesima è tornata nel dibattito sulla politica fiscale italiana. La domanda utile, però, non è soltanto quanto si potrebbe risparmiare: è capire quali regole siano già operative e quali siano ancora proposte.
Situazione al 28 ottobre 2026: non risulta introdotta una detassazione generale della tredicesima per i lavoratori dipendenti. Si applicano le regole fiscali ordinarie; eventuali agevolazioni collegate alla legge di bilancio 2027 richiederebbero una norma approvata, con beneficiari, limiti e decorrenza definiti. Non è quindi corretto considerare già garantita una tredicesima senza IRPEF.
La tredicesima è una componente della retribuzione e concorre, di regola, al reddito di lavoro dipendente. Il datore di lavoro effettua le ritenute fiscali e previdenziali secondo le disposizioni applicabili. L’articolo 23 del DPR 600/1973 disciplina il prelievo sulle mensilità aggiuntive, mentre l’articolo 11 del TUIR stabilisce gli scaglioni dell’IRPEF.
Per il periodo d’imposta 2026, gli scaglioni nazionali sono:
| Reddito imponibile annuo | Aliquota IRPEF |
|---|---|
| Fino a 28.000 euro | 23% |
| Oltre 28.000 e fino a 50.000 euro | 33% |
| Oltre 50.000 euro | 43% |
Le aliquote si applicano per scaglioni e non all’intero reddito con un’unica percentuale. La legge 199/2025 ha ridotto dal 35% al 33% l’aliquota del secondo scaglione dal 2026: si tratta di una modifica all’IRPEF generale, non di un’esenzione specifica per la tredicesima.
Nel cedolino ordinario il datore di lavoro tiene conto, secondo le regole previste, delle detrazioni per lavoro dipendente e di eventuali altri elementi che incidono sulle ritenute. Sulla tredicesima, invece, le detrazioni normalmente non vengono attribuite come una seconda quota mensile autonoma. Il risultato può essere un prelievo più visibile sulla mensilità aggiuntiva.
Questo non significa che la tredicesima subisca necessariamente un’imposta definitiva separata o un’aliquota punitiva. Il conguaglio fiscale considera la situazione annuale e può rettificare gli importi trattenuti, in funzione del reddito complessivo e delle detrazioni spettanti. Possono incidere anche addizionali regionali e comunali, eventuali agevolazioni personali e il sistema contributivo applicato.
Nel confronto politico sulla manovra 2027 sono state avanzate diverse idee: esentare la tredicesima dall’IRPEF, applicare un’imposta sostitutiva ridotta oppure concentrare il beneficio su specifiche fasce di reddito. Una proposta pubblica non equivale a una disposizione in vigore, e una percentuale citata nel dibattito non basta per calcolare l’importo che finirà in busta paga.
Il Documento programmatico di finanza pubblica 2026, presentato al Parlamento in ottobre, è parte del percorso preparatorio della manovra per il triennio 2027-2029. Per sapere se una misura diventerà applicabile servono il testo normativo, il suo esame parlamentare e l’entrata in vigore. Fino ad allora, il riferimento per la tredicesima 2026 resta la disciplina esistente.
| Scenario | Possibile effetto sul netto | Compromesso o condizione da verificare |
|---|---|---|
| Tassazione ordinaria, in vigore | Nessun beneficio speciale sulla tredicesima | Il netto dipende dall’imponibile e dal conguaglio annuale |
| Esenzione IRPEF | Risparmio teoricamente maggiore sulla quota esentata | Costo per i conti pubblici e possibile limite per reddito |
| Imposta sostitutiva al 10% o 15% | Risparmio rispetto a un’aliquota IRPEF più alta | Serve stabilire platea, base imponibile e rapporti con le addizionali |
| Agevolazione selettiva | Beneficio concentrato sui redditi ammessi | Soglie ed eventuali esclusioni possono creare differenze fra lavoratori |
Le tre alternative agevolate sono esempi di impostazioni possibili, non opzioni che il dipendente possa scegliere oggi. La convenienza dipenderebbe dal testo definitivo: un’esenzione parziale, per esempio, non produce lo stesso risultato di una tassa sostitutiva su tutta la mensilità.
Supponiamo, soltanto per confrontare i meccanismi, una base imponibile fiscale della tredicesima di 1.000 euro, già al netto dei contributi previdenziali, interamente soggetta in questo esempio all’aliquota marginale del 33%. Consideriamo solo l’imposta sul reddito della somma, senza addizionali, conguagli, detrazioni o effetti sulle prestazioni:
Questi numeri non sono la previsione di una busta paga reale. Una mensilità aggiuntiva può attraversare più scaglioni, il reddito annuale può modificare il risultato del conguaglio e una futura norma potrebbe prevedere tetti, esclusioni o criteri diversi. Inoltre, detassare non significa automaticamente eliminare i contributi previdenziali.
Per chi ha redditi contenuti, è decisivo sapere se la misura sarebbe limitata a una certa soglia e se sarebbe compatibile con altre agevolazioni. Un’esenzione ampia può sembrare generosa, ma chi già paga poca IRPEF potrebbe ottenere un vantaggio inferiore rispetto a chi è soggetto a un’aliquota marginale elevata. Un sostegno fisso o mirato potrebbe distribuire il beneficio diversamente; occorrono però regole concrete per confrontarlo.
Una tassazione sostitutiva inferiore al 33% può produrre un risparmio apprezzabile sulla quota interessata, se il lavoratore rientra tra i beneficiari. Prima di valutare l’impatto sul bilancio familiare vanno controllati gli eventuali limiti di reddito e il trattamento delle addizionali: senza questi dettagli, le simulazioni restano indicative.
Chi ha redditi maggiori potrebbe beneficiare in misura assoluta più elevata di un’esenzione senza limiti, ma è proprio per questo che molte ipotesi di intervento prevedono una selezione della platea. Chi ha cambiato datore di lavoro o percepisce più redditi deve inoltre prestare attenzione al conguaglio e alla dichiarazione: il dato decisivo non è solo la tredicesima lorda, ma il quadro fiscale dell’intero anno.
La tredicesima maturata può essere proporzionale ai mesi utili di lavoro e la sua base di calcolo dipende anche dal CCNL e dalle caratteristiche del rapporto. Il Ministero del Lavoro ricorda che la contrattazione collettiva è centrale nel determinare la retribuzione e le mensilità aggiuntive. Per un controllo individuale, busta paga, contratto e consulente del lavoro sono strumenti più affidabili di un simulatore generico.
Non esiste, nelle norme ufficiali consultate al 28 ottobre 2026, un’esenzione generale già operativa. Per pianificare le spese è prudente calcolare la tredicesima secondo la tassazione ordinaria, senza anticipare benefici ipotetici.
Nel dibattito pubblico il tema può essere esteso alle pensioni, ma le regole sulle tredicesime pensionistiche e quelle sui cedolini dei dipendenti non vanno sovrapposte. L’eventuale inclusione dei pensionati dovrebbe essere prevista espressamente da una nuova disposizione; non è possibile dedurla da una proposta riferita soltanto ai lavoratori.
No: un’aliquota sostitutiva ipotizzata in una proposta non è una scelta individuale disponibile. Il datore di lavoro deve applicare le norme vigenti e le eventuali condizioni di legge, non una percentuale citata nel dibattito politico.
In sintesi: per chi lavora in Italia la decisione più utile oggi è verificare il proprio cedolino e distinguere gli effetti delle aliquote IRPEF 2026 da un’eventuale riforma futura. Finché non saranno noti testo, soglie, beneficiari e data di decorrenza, nessuna cifra promessa sulla detassazione della tredicesima può essere considerata un aumento certo del netto.
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